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Cara Italia mia sei alla deriva ed in balia di una lunga malattia

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Cara Italia mia sei alla deriva ed in balia di una lunga malattia:
ha ricevuto 3 commenti. La partecipazione di soli 3 utenti determina che c'è scarso interesse per l'argomento.

  • Ottavio   Ottavio
       Valori: 485 ....... Rango: User

    Caro Giuseppe, di imbroglioni e di mascalzoni l’Italia è piena e sinceramente io non oso consigliare qualche rimedio alla massa di spocchiosi italiani, tutti vogliosi di far prevalere la loro opinione o la loro ideologia politica.
    Vorrei che venisse un altro Spartacus, ma temo che non troverebbe tra noi dei veri gladiatori, pronti a dare la vita.
    Roma è in mano al dottorino Marino così come Milano è in mano all’avvocatuccio Pisapia, entrambi delle educate personcine, che parlano con l’enfasi di chi si sta addormentando, alla “mortadellona” maniera, per intenderci. Fosse per loro dunque, in quelle città si dovrebbe stare tranquilli, mai si avrà una sollevazione popolare.
    perché ho nominato loro due? E’ semplice, perché temo che la sinistra meno forzuta abbia, con loro due come esempio, prevalso sui toni accesi degli altri, limitando la durezza e la volontà di ostacolare alcuni percorsi riformatori, che talune “sottospecie” di umanoidi ostinatamente richiedevano. Mi riferisco anzitutto ai gay in generale ed a tutti gli altri “deboli” a prescindere, compreso, appunto, gli ammorbiditi sostenitori della tesi che l’immigrato = valore aggiunto.
    Lasciare aperte le frontiere è equivalso a far entrare molte persone totalmente differenti da noi. L’italiano, ve lo rammento anch’io, era considerato il Latin Lover per eccellenza. Averlo “mischiato” ha significato anche il tentativo, riuscito, di far perdere quelle tracce. Oggi siamo tutti uguali e dobbiamo considerare tutti uguali, chiunque entri, visto che le porte dei confini le hanno volute spalancate. Ma perché non provate ad entrare voi nei loro confini? Oppure, perché non invitiamo coloro che vogliono le aperture, ad entrare, magari con qualche forzatura, e restare nei confini di chi oggi accolgono?

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  • Antonio   Antonio
       Valori: 2485 ....... Rango: Veterano

    Buon giorno a tutti.
    Caro Giuseppe il tuo articolo ripercorre quasi un’epoca gloriosa, durante la quale sembrava avverata la solidità della nostra economia e la sicurezza di continuità del lavoro.
    Erano gli inizi degli anni ’90, se ben ricordo, e l’Europa era distante millenni (sembrava). Ma era nell’aria l’idea che bisognava fare qualcosa per contrastare la forza unitaria che altri Stati, come l’America e la Cina, usavano per far sempre più pressioni. Difatti, non fu mica da poco l’influenza economica che ebbero i nuovi prodotti bancari e finanziari, come i derivati ed i mutui. Furono proprio quelle enormi risorse venute a mancare, che decretarono la fine del benessere apparente. Ed iniziò la crisi, che per noi “piccoli” non è ancora terminata.
    Eravamo troppo impegnati ad occuparci dei problemi interni alle famiglie, per poter distogliere l’attenzione verso altri interessi da salvaguardare. Il popolo italiano cominciava a sentire odore di bruciato, senza aver mai messo l’arrosto in forno. Tutti ci dicevamo “Che vuoi che mi interessi dei Lehman Brothers, io mica ho acceso dei mutui!”.
    Ed invece, l’uragano ci investì appieno, perché anche se noi, singoli cittadini, non conoscevamo neppure l’esistenza dei fratelli americani, loro s’erano già impossessati del nostro futuro economico, avendo immesso nella nostra economia delle inutili scatole, che si sarebbero accartocciate, vuote, senza contenuti e perciò destabilizzanti.
    S’è calcolato che fossero ben 23 milioni di miliardi di dollari (una cifra astronomica) ad essere stati gonfiati. Ancora oggi c’è da chiedersi come sia stato possibile per Wall Street e Federal Reserve cascare in un buco simile. La risposta è ancor più banale della domanda: Complicità con i potenti finanziatori!
    Quando l’economia di un Paese è già di per sè basata su inconsistenti ricchezze, lo stesso Paese è facile preda delle crisi degli altri. Quando si chiudono i rubinetti dei finanziamenti, il Paese è messo in ginocchio. Lo Stato Italia non ha mai avuto ricchezze proprie, se non quelle accumulate sottraendole al privato. Il privato ha sempre tenuto per sè le proprie ricchezze, accrescendole se poteva, senza dare, inspiegabilmente, conto di quanto lui stesso ingrossava. Il divario è troppo e troppo aperta la forbice tra le ricchezze introitate e la percentuale da restituire al rinforzo nazionale.
    E’ impensabile che io, per i miei 2.000 euro di stipendio, ne debba restituire il 40% mentre, la stessa percentuale, se non addirittura di meno, tocca restituirla anche all’industriale. A me sono rimaste 1.200 euro. Quanto è rimasto al commendator Brambilla? Forse 1 milione e duecentomila? Forse io ho bisogno di mangiare meno di lui? Quanto meno? Capisco il divario tra le diverse responsabilità, capisco pure i costi per le ristrutturazioni industriali, gli ammodernamenti, le inflazioni e capisco anche come sia difficile battersi con una concorrenza spietata ed agguerrita. Democrazia è anche la capacità di saper ben suddividere le differenze dei diritti e dei doveri tra le singole categorie.
    Resta comunque invariato il concetto che la politica, le frontiere, gli immigrati e quant’altro avvenga in un Paese, perdono interesse quando l’interesse principale si sposta sulle difficoltà individuali. Quel Paese diviene una povera carogna, preda destinata di iene, sciacalli ed avvoltoi. La politica è stato il nostro sciacallo e sta continuando a cibarsi. Leggi inique, leggi incostituzionali, persone corrotte e persone vendute.
    E noi tutti con l’unica, esasperante preoccupazione di sopravvivere, e con la mente impegnata dallo spettro di un futuro nero.

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  • Piero   Piero
       Valori: 690 ....... Rango: User

    Buon Ferragosto a tutti.
    Io sono splendidamente a casa, a godermi la mia città nei giorni in cui sembra sia stata abbandonata. Riscopro i luoghi delle mie scorribande giovanili e le lunghe passeggiate mi riconciliano col passato, rendendo il presente a volte gioioso, a volte penoso.Le persone che vedo in giro non sono le solite che vedevo 25 anni fa. Alcune strade che prima avevano un odore specifico, quasi un profumo, oggi sprigionano essenze straniere che esulano da quelle tipiche dei miei ricordi. Si vocifera che questo effetto sia un arricchimento; i sinistri democratici asseriscono che sia un arricchimento. Io mi limito a pensare che sia solo e banalmente il modo meno ortodosso di integrazione e quindi di deformazione del tessuto sociale.
    Non pretendo che l’etiope diventi europeo in tempi ristretti (è ancora impossibile per noi italiani), ma ritengo che il rispetto verso chi gli ha dato delle opportunità, sebbene minime, sia quanto meno dovuto. Rispetto senza pretesti; rispetto senza affronti. In fondo è lui che deve integrarsi.
    Ma l’Italia è anche il Paese in cui la parte più “malata” è la classe dirigente. Così, tra un Presidente della Repubblica volenteroso di tacitare le Procure, un Presidente del consiglio che predilige accordi con un delinquente ed un partito di maggioranza (PD) che forza la democrazia ostinandosi a presentare le anormalità come occasioni di rinnovamento, trovo inammissibile ogni forma di insopportabile imposizione, compreso il nesso politico del fare al quale Renzi si ispira.
    Gli accordi presi stranamente tra una destra in declino ed una sinistra crescente solo per un fatto di accostamento temporaneo dei cosiddetti malcontenti, evidentemente prevedevano delle turpi condizioni. Prova ne è stata l’assoluzione del già pregiudicato berlusconi, al quale la sinistra ha concesso il salvacondotto in cambio dell’appoggio incondizionato (pena la riconversione in colpevole in Cassazione tra un anno) e la non decadenza per effetto di decreto presidenziale del titolo di cavaliere per il delinquenziale personaggio. Cosa accadrà quando avrà finito di scontare la pena? Farà semplice richiesta di annullare la calcolata sospensione all’epoca richiesta? Resterà cavaliere il condannato?
    Anche e soprattutto per queste volgarità civili l’Italia è divenuta la Repubblica delle banane.
    Viva i Presidenti… Un vecchio decrepito con una mente malvagia, un giovane spavaldo ed ambizioso ma anche terribilmente impostore, un vecchio porco delinquente concussore e ricattatore. Tutti dei gran co….ni come non mai nella nostra Storia!

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