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Cara Italia mia sei alla deriva ed in balia di una lunga malattia

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[caption id="attachment_9291" align="alignleft" width="350"]Cara Italia mia alla deriva sei in balia di una lunga malattia Cara Italia mia alla deriva sei in balia di una lunga malattia[/caption]

Cara Italia mia sei alla deriva ed in balia di una lunga malattia

C'è costantemente molto da dire e molto da riflettere sulla condizione di questa nostra 'povera' Italia.
Io, onestamente, sono stufo di continuare a lamentare le decine di evidenti balordaggini e di inverosimili soprusi. Lo vado dicendo e  scrivendo da molto tempo ormai, che ci vuole reazione vera, ci vuole partecipazione vera e queste, credimi, possono realizzarsi solo se è il popolo a muoversi.
Non devi lasciarti convincere che a fare la rivoluzione possa essere un Renzi qualsiasi o il PD o l'ex PdL o Grillo. Assolutamente no! La sana rivoluzione nasce ed è sostenuta dal popolo. Possibile che la storia non abbia insegnato nulla? Mi riferisco a personaggi come Robespierre, Garibaldi, Che Guevara e, perché no, anche Spartacus. Cosa avrebbero potuto compiere da soli, se il popolo non fosse stato con loro, se loro non avessero chiesto l'appoggio del popolo, se loro non avessero fatto capire che agivano con l'unica intenzione di migliorare le sorti del popolo?
Questi partiti hanno già dimostrato che la convivenza dittatoriale fra parti diametralmente opposte è possibile, che farsi reciproci favori conviene, che passarsi il 'testimone del potere' aiuta chiunque di loro a mantenere il proprio status, che combinarne di tutti i colori è ammissibile perché, mantenendo il potere, si avrà il tempo di far dimenticare, poiché nel frattempo ne hanno combinata un'altra. perché dunque dovrebbero esser loro a voler cambiare ancora il sistema, che così caparbiamente ed ostinatamente hanno creato?
Solo gli inetti, gli incapaci ed i politici, appunto, non hanno ancora capito che la vera ideologia popolare, riguardo alla Legge Elettorale, vorrebbe che la compilazione della lista dei protagonisti fosse  affidata agli elettori. Un motivo deve esserci. Ed il motivo è semplice, quanto clamoroso: Gli elettori non si fidano dei partiti e delle loro liste.
Chi vuol far finta di non capire, e magari ha anche la faccia tosta di chiedere il perché di questa convinzione, è uno in malafede, un imbroglione, un mascalzone.
Da quando il porco è arrivato sul campo ("sceso in campo"), man mano sono state proposte leggi, che miravano essenzialmente ad affidare ai partiti la prerogativa di creazione delle liste elettorali. Hanno fatto in modo, cioè, che il facoltoso capobanda, una volta formato il partito e scelti i suoi fedeli adepti, decida all'infinito chi è 'degno' di rimanere e chi non  lo sarà.
Bada però... Essere degni, vuol dire solo aver dimostrato di stare sempre dalla parte ove s'è spostato il volere del padrone! Insomma, una continua rincorsa fatta di subdole strisciate ai  piedi del potente di turno. I politici di oggi, in effetti, erano dei semplici nullafacenti di ieri, ai quali era stato offerto un lavoro condizionato. Aver  gustato come è buono il dolce, li costringe a desiderarne quotidianamnte. E se il costo morale è altissimo, mbèh, chissenefrega!

[caption id="attachment_9303" align="alignleft" width="350"]scilipoti emblema del politico Scilipoti... Emblema del politico di oggi[/caption]

E' un duro lavoro fare il politico a tempo determinato, checchè tu ne pensi.
Credi sia facile? E invece no! Ci vuole fegato, sai... E stomaco... Molto stomaco! Essere politico è un atto di assoluta  sottomissione e di totale dipendenza.
Chi intraprende quel mestiere deve innanzitutto convincersi che non sarà mai elogiato o ringraziato o benvoluto per aver reso qualche servigio al popolo; lui ha semplicemente compiuto il  dovere per il quale è stato nominato, ha contribuito cioè, ad accrescere la potenza del suo datore di lavoro. Non gli saranno resi onori e non vedrà accrescere i suoi meriti. Il suo nome  apparirà solo per qualche strana ed estrema evenienza, o per citazione in giudizio, o per concorso esterno, o per corruzione o per associazione a delinquere, o  perché continua a 'godere' lo sconsacrato privilegio di avere una scorta non necessaria.
Fare il politico oggi equivale a darsi da solo del buffone.
La scelta di darselo in modo 'selfie' equivale ad accollarsi la parte più difficile, quasi la più ponderata, proprio perché nata da pura autocritica; l'altra possibilità è quella di prenderlo (del buffone) e,  pur essendo la parte più facile, visto che può arrivare da qualsiasi sconosciuto, non garberà mai ed il politico sa perché: E' la parte più verosimile!
Renzi, dopo aver paventato la sua probabile fine, ha dimostrato proprio di esserlo... Buffone, intendo.
Anzi no, Renzi ha dimostrato di essere un gran Buffone!
Se lui leggesse questa mia affermazione, se ne avrebbe a male. Eppure, non dovrebbe, e sa bene perché. Basterebbe confrontare le reali situazioni in cui ci barcameniamo con tutto ciò che lui ha inizialmente promesso, inclusi i tempi di attuazione che lui proponeva. Se vuoi, cliccando QUI, potrai prendere visione delle stupidaggini fuoriuscite dalla sbavante boccuccia dello sputacchiaro fiorentino; ovviamente la lista è compilata fino ad una certa data, poiché, è inverosimile, ma davvero non si riesce a stare dietro a tutte le frasi che continua a pronunciare (sono tonnellate di parole, di concetti astrusi e di inciuci nascosti, in questo il parolaio è diventato insuperabile, visto la scuola fattagli dal personal trainer che opera nella palestra del PdL. Se ne sono accorti anche in UE ed hanno scelto, Merkel, Camerun ed altri, di bypassare alcune riunioni di normale prassi, per non arrivare sfiniti e con la testa gonfia a quella conclusiva). Io, non te lo consiglio!
Per stabilire quali fattori hanno concorso alle conclusioni dell'analisi concettuale, basta prendere in esame alcuni tra le centinaia di avvenimenti politici e non, che hanno avviluppato ed avviluppano il nostro territorio.

[caption id="attachment_9301" align="alignleft" width="350"]Sbarchi Sbarchi[/caption]

Lo scandaloso processo dei continui sbarchi di immigrati clandestini (si, scrivo ancora clandestini, perché a mio avviso tali sono) è la prova concreta che determina come sia inetta ed inconcludente questa nostra classe politica. Hanno votato per l'abrogazione di una legge esistente che, quanto meno, frenava, o poneva misure di illegalità o fungeva da deterrente, per tutti coloro che impunemente volevano trasferirsi qui da noi. La classe politica ha volutamente indebolito il sistema proprio lì dove bisognava rafforzarlo. Ma ciò che mi rende furioso è l'arroganza delle loro motivazioni; "La presenza di quelle persone non sarà più considerata illegale, poiché il codice civile ci impone di aprire le porte a coloro che scappano dalla guerra e dalle torture, dalla povertà e dalla miseria. Dalla morte".
Bèh, io scrivo solo alcune semplici note, che sono storia reale, non raccontata da qualche TG: Per prima cosa tengo a far presente che tra tutti coloro che impropriamente sbarcano in Italia c'è un gran numero, per esempio, di cingalesi, bengalesi, cinesi e di altre nazionalità nei cui rispettivi Stati non vi sono in atto guerre, dunque territori che non hanno dittature o i cui governi limitino la libertà personale.
Scritto questo, vorrei altresì renderti cosciente che a fuggire sono mariti che lasciano mogli, padri che lasciano figli, figli che lasciano madri e padri. Fuggiresti tu dalla morte, lasciando sul posto, a morire, i tuoi familiari diretti?
Lo sai dove si recano quei 'profughi' sbarcati così tragicamente sulle nostre coste, appena hanno la possibilità economica per muoversi? E' strano come fenomeno ed è incredibile a credersi, ma quei profughi si recano proprio nel luogo da cui sono fuggiti! E ci vanno per cominciare a costruire la loro casa, o in visita a parenti ed amici, o semplicemente in vacanza. Ma non erano fuggiti dalla morte?
Hai fatto caso che a scappare sono sempre i più poveri, quelli che non hanno alcun bene, quelli con menomazioni, i delinquenti, le battone e gli analfabeti?
Lo so che ora vorresti farmi presente che, all'inizio dell'immigrazione clandestina, i marocchini ed i tunisini che venivano, dicevano di essere laureati. Quella 'alta' istruzione permetteva loro di mettere a posto educatamente i nostri carrelli all'uscita dei supermarket senza nemmeno chiedere ricompensa per il loro gesto, così eravamo noi ad accontentarli; dapprima col gettone da 200 lire, poi sceso a 100, ulteriormente a 50 ed infine... Son cominciate ad arrivare le maledizioni e gli insulti in lingua araba. Classi di nordafricani meno istruiti erano nel frattempo sciamati nelle nostre piazze.
Non ci crederai, ma quei citati laureati, nei loro Paesi erano quasi tutti indagati per reati che, se non in carcere, si estinguevano comunque automaticamente dopo 5 anni; dunque, da noi dovevano restare ininterrottamente per almeno quel periodo. Altri venivano per inseguire l'analogo nostro "Sogno Americano", che diveniva per loro il "Sogno Europeo". Ma pur sempre illegale!

[caption id="attachment_9293" align="alignleft" width="350"]Lavavetri Lavavetri in Azione[/caption]

Poi sono arrivati i lavavetri slavi. Dapprima con fare tranquillo "Buon giorno ..." - "Posso lavare... " - "Grazie signore", poi sempre più maliziosi ed infine prepotenti.
Difficilmente la passavi liscia al semaforo; per farla franca, prima della fermata, se volevi evitare dei veri e propri scontri verbali, dovevi mettere in funzione i tergicristalli, seppur dal cielo, cocente per il sole, non scendesse neppure una goccia di pioggia. Lo sprovveduto di turno, che non faceva in tempo perché soprapensiero, vedeva fiondarsi sul parabrezza della sua auto una spugna inumidita che spargeva dei rivoli d'acqua a mo' di raggiera e, subito dopo, una mano s'impossessava di quella spugna, un braccio cominciava a roteare, mentre dalla bocca di una indefinita testa si vedeva sviluppare il labiale "100 lire"; la contromossa era sempre l'azionamento dei tergicristalli, col rischio di spaccarli e di sentire le imprecazioni del pestifero slavo che ti inseguivano fin oltre la ripartenza.
E che scrivere dei lavavetri d'inverno? Erano i veri professionisti dell'imboscata! Tu percorrevi le strade e, di tanto in tanto, col dorso della mano destra che strofinavi sul parabrezza annebbiato, producevi una visione più chiara del fronte esterno. La preoccupazione maggiore era infatti quella di evitare non più i tamponamenti o le buche, ma lo spuntare di un lavavetri invernale. Perdinci, diluviava, ma loro, imperterriti, dentro cappe di cellofan, dovevano comunque lavarti il vetro e se non accettavi, erano insulti, botte e graffi sulla carrozzeria. Erano certamente loro i più convinti della necessità del loro lavoro,. Dovevi accettare il loro servizio, perché tu non ne capivi l'importanza. Erano come dei venditori di frigoriferi al Polo Nord! I migliori, rispetto alla classe dei piazzisti.
La sera, quando arrivavi a casa, tua moglie mica ti chiedeva più come era andata la giornata al lavoro o se eri stanco... No! Ti chiedeva preocupata "Quanti oggi? ", riferendosi proprio a quanti lavavetri non eri sfuggito. E provvedeva automaticamente a moltiplicare quel numero per le 100 lire minime e necessarie, che moltiplicato per 25 giorni di uscite con la vettura facevano un bel tot. "Da domani, farai meglio a prendere l'autobus!", imponeva.
Tu soffrivi. E lo Stato, canaglia, taceva!
Questo mentre percorrevi le strade. Ti ricordi invece quando dovevi fermarti? Accidenti... Era pazzesco quanti posteggiatori autonomi c'erano, fra l'altro e per inciso, tutti abusivi! Ma pagavi, pur se il fenomeno ti data terribilmente fastidio.
Fu così che accettasti di buon grado di veder ridisegnati i parcheggi nella tua città. Infinite strisce azzurre, tutte dotate inizialmente di singolo parchimetro, che avresti fatto volentieri a pezzi. "Ma perché non fissano un dispensatore di ticket in ciascun settore, invece di averne comprati migliaia?". Veramente una bella domanda, la tua. Ma alla fine, stremato da cotanta stupidità amministrativa comunale, "Meglio così", ti dicevi, "che avere intorno quegli aguzzini presuntuosi, che sembravano i padroni delle strade. Almeno concorrerò a rimpinguare le casse del mio Comune".
Ed il Comune, in effetti, ringraziò, a modo suo, ma ringraziò, specialmente quando il vigile staccava quelle costosissime multe per parcheggio abusivo, quando non facevi in tempo ad inserire una nuova moneta prima che il frontalino indicasse rosso acceso.

[caption id="attachment_9292" align="alignleft" width="350"]vu cumprà I vù cumprà[/caption]

E le care nostre spiagge? I vu' cumprà le avevano cambiate.
Per troppo tempo sono state alla mercè delle loro assidue presenze, senza che una legge appropriata vietasse l'esercizio di commercio che su quelle strisce si andava consumando. I veri neri, già tipicamente abbronzati, sui nostri lidi vi fissavano la loro dimora. Consumavano i loro cibi, senza curarsi di far pulizia attorno; anche i loro bisogni personali non avevano spazi riservati. Si accontentavano degli spazi aperti, della natura circostante ed a qualcuno venne in mente che, forse, era conveniente per loro "nascondere" ciò che espellevano.
Peccato però che lo facessero solo tirando sù quel tanto di sabbia che distrattamente smuovevano col piede.
Vere e proprie trappole letali per i piedi ignudi dei bagnanti o per qualche pregiato mocassino da spiaggia delle signore.
E fu il momento, per tutte le Amministrazioni che gestivano tratti di coste, di far accettare il tanto discutibile "Piano Spiagge".
Sembra incredibile, ma da ciascun evento o fenomeno malevolo, che non appartiene culturalmente all'italiano, nasce sempre la realizzazione di un grande piano nazionale, nel quale inserire affari e contratti, stipulati sin dalla notte dei tempi.

----------- Fine 1^ parte


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Cara Italia mia sei alla deriva ed in balia di una lunga malattia:
ha ricevuto 3 commenti. La partecipazione di soli 3 utenti determina che c'è scarso interesse per l'argomento.

  • Ottavio   Ottavio
       Valori: 485 ....... Rango: User

    Caro Giuseppe, di imbroglioni e di mascalzoni l’Italia è piena e sinceramente io non oso consigliare qualche rimedio alla massa di spocchiosi italiani, tutti vogliosi di far prevalere la loro opinione o la loro ideologia politica.
    Vorrei che venisse un altro Spartacus, ma temo che non troverebbe tra noi dei veri gladiatori, pronti a dare la vita.
    Roma è in mano al dottorino Marino così come Milano è in mano all’avvocatuccio Pisapia, entrambi delle educate personcine, che parlano con l’enfasi di chi si sta addormentando, alla “mortadellona” maniera, per intenderci. Fosse per loro dunque, in quelle città si dovrebbe stare tranquilli, mai si avrà una sollevazione popolare.
    perché ho nominato loro due? E’ semplice, perché temo che la sinistra meno forzuta abbia, con loro due come esempio, prevalso sui toni accesi degli altri, limitando la durezza e la volontà di ostacolare alcuni percorsi riformatori, che talune “sottospecie” di umanoidi ostinatamente richiedevano. Mi riferisco anzitutto ai gay in generale ed a tutti gli altri “deboli” a prescindere, compreso, appunto, gli ammorbiditi sostenitori della tesi che l’immigrato = valore aggiunto.
    Lasciare aperte le frontiere è equivalso a far entrare molte persone totalmente differenti da noi. L’italiano, ve lo rammento anch’io, era considerato il Latin Lover per eccellenza. Averlo “mischiato” ha significato anche il tentativo, riuscito, di far perdere quelle tracce. Oggi siamo tutti uguali e dobbiamo considerare tutti uguali, chiunque entri, visto che le porte dei confini le hanno volute spalancate. Ma perché non provate ad entrare voi nei loro confini? Oppure, perché non invitiamo coloro che vogliono le aperture, ad entrare, magari con qualche forzatura, e restare nei confini di chi oggi accolgono?




  • Antonio   Antonio
       Valori: 2485 ....... Rango: Veterano

    Buon giorno a tutti.
    Caro Giuseppe il tuo articolo ripercorre quasi un’epoca gloriosa, durante la quale sembrava avverata la solidità della nostra economia e la sicurezza di continuità del lavoro.
    Erano gli inizi degli anni ’90, se ben ricordo, e l’Europa era distante millenni (sembrava). Ma era nell’aria l’idea che bisognava fare qualcosa per contrastare la forza unitaria che altri Stati, come l’America e la Cina, usavano per far sempre più pressioni. Difatti, non fu mica da poco l’influenza economica che ebbero i nuovi prodotti bancari e finanziari, come i derivati ed i mutui. Furono proprio quelle enormi risorse venute a mancare, che decretarono la fine del benessere apparente. Ed iniziò la crisi, che per noi “piccoli” non è ancora terminata.
    Eravamo troppo impegnati ad occuparci dei problemi interni alle famiglie, per poter distogliere l’attenzione verso altri interessi da salvaguardare. Il popolo italiano cominciava a sentire odore di bruciato, senza aver mai messo l’arrosto in forno. Tutti ci dicevamo “Che vuoi che mi interessi dei Lehman Brothers, io mica ho acceso dei mutui!”.
    Ed invece, l’uragano ci investì appieno, perché anche se noi, singoli cittadini, non conoscevamo neppure l’esistenza dei fratelli americani, loro s’erano già impossessati del nostro futuro economico, avendo immesso nella nostra economia delle inutili scatole, che si sarebbero accartocciate, vuote, senza contenuti e perciò destabilizzanti.
    S’è calcolato che fossero ben 23 milioni di miliardi di dollari (una cifra astronomica) ad essere stati gonfiati. Ancora oggi c’è da chiedersi come sia stato possibile per Wall Street e Federal Reserve cascare in un buco simile. La risposta è ancor più banale della domanda: Complicità con i potenti finanziatori!
    Quando l’economia di un Paese è già di per sè basata su inconsistenti ricchezze, lo stesso Paese è facile preda delle crisi degli altri. Quando si chiudono i rubinetti dei finanziamenti, il Paese è messo in ginocchio. Lo Stato Italia non ha mai avuto ricchezze proprie, se non quelle accumulate sottraendole al privato. Il privato ha sempre tenuto per sè le proprie ricchezze, accrescendole se poteva, senza dare, inspiegabilmente, conto di quanto lui stesso ingrossava. Il divario è troppo e troppo aperta la forbice tra le ricchezze introitate e la percentuale da restituire al rinforzo nazionale.
    E’ impensabile che io, per i miei 2.000 euro di stipendio, ne debba restituire il 40% mentre, la stessa percentuale, se non addirittura di meno, tocca restituirla anche all’industriale. A me sono rimaste 1.200 euro. Quanto è rimasto al commendator Brambilla? Forse 1 milione e duecentomila? Forse io ho bisogno di mangiare meno di lui? Quanto meno? Capisco il divario tra le diverse responsabilità, capisco pure i costi per le ristrutturazioni industriali, gli ammodernamenti, le inflazioni e capisco anche come sia difficile battersi con una concorrenza spietata ed agguerrita. Democrazia è anche la capacità di saper ben suddividere le differenze dei diritti e dei doveri tra le singole categorie.
    Resta comunque invariato il concetto che la politica, le frontiere, gli immigrati e quant’altro avvenga in un Paese, perdono interesse quando l’interesse principale si sposta sulle difficoltà individuali. Quel Paese diviene una povera carogna, preda destinata di iene, sciacalli ed avvoltoi. La politica è stato il nostro sciacallo e sta continuando a cibarsi. Leggi inique, leggi incostituzionali, persone corrotte e persone vendute.
    E noi tutti con l’unica, esasperante preoccupazione di sopravvivere, e con la mente impegnata dallo spettro di un futuro nero.




  • Piero   Piero
       Valori: 690 ....... Rango: User

    Buon Ferragosto a tutti.
    Io sono splendidamente a casa, a godermi la mia città nei giorni in cui sembra sia stata abbandonata. Riscopro i luoghi delle mie scorribande giovanili e le lunghe passeggiate mi riconciliano col passato, rendendo il presente a volte gioioso, a volte penoso.Le persone che vedo in giro non sono le solite che vedevo 25 anni fa. Alcune strade che prima avevano un odore specifico, quasi un profumo, oggi sprigionano essenze straniere che esulano da quelle tipiche dei miei ricordi. Si vocifera che questo effetto sia un arricchimento; i sinistri democratici asseriscono che sia un arricchimento. Io mi limito a pensare che sia solo e banalmente il modo meno ortodosso di integrazione e quindi di deformazione del tessuto sociale.
    Non pretendo che l’etiope diventi europeo in tempi ristretti (è ancora impossibile per noi italiani), ma ritengo che il rispetto verso chi gli ha dato delle opportunità, sebbene minime, sia quanto meno dovuto. Rispetto senza pretesti; rispetto senza affronti. In fondo è lui che deve integrarsi.
    Ma l’Italia è anche il Paese in cui la parte più “malata” è la classe dirigente. Così, tra un Presidente della Repubblica volenteroso di tacitare le Procure, un Presidente del consiglio che predilige accordi con un delinquente ed un partito di maggioranza (PD) che forza la democrazia ostinandosi a presentare le anormalità come occasioni di rinnovamento, trovo inammissibile ogni forma di insopportabile imposizione, compreso il nesso politico del fare al quale Renzi si ispira.
    Gli accordi presi stranamente tra una destra in declino ed una sinistra crescente solo per un fatto di accostamento temporaneo dei cosiddetti malcontenti, evidentemente prevedevano delle turpi condizioni. Prova ne è stata l’assoluzione del già pregiudicato berlusconi, al quale la sinistra ha concesso il salvacondotto in cambio dell’appoggio incondizionato (pena la riconversione in colpevole in Cassazione tra un anno) e la non decadenza per effetto di decreto presidenziale del titolo di cavaliere per il delinquenziale personaggio. Cosa accadrà quando avrà finito di scontare la pena? Farà semplice richiesta di annullare la calcolata sospensione all’epoca richiesta? Resterà cavaliere il condannato?
    Anche e soprattutto per queste volgarità civili l’Italia è divenuta la Repubblica delle banane.
    Viva i Presidenti… Un vecchio decrepito con una mente malvagia, un giovane spavaldo ed ambizioso ma anche terribilmente impostore, un vecchio porco delinquente concussore e ricattatore. Tutti dei gran co….ni come non mai nella nostra Storia!





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