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Certi giornali e certi giornalisti sono i nostri acerrimi nemici

La mistificazione è un'arte talmente infima, che solo in pochi riescono dannatamente a farla apparire come valore, senza soccombere al grave peso che li deturperà per tutta la loro misera esistenza ...
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La mistificazione degli eventi è un’arte talmente infima, che solo in pochi riescono dannatamente a farla apparire come valore, senza soccombere alla grave infamia che li deturperà per tutta la loro misera esistenza.

Quel tipo di giornalisti non avrà mai di che gioire, se non per la presa diretta esercitata da una mano che stringe fortemente e saldamente i loro coglioni. A loro piace essere tenuti così. Per i coglioni! Sebbene patiscano e soffrano, le loro smorfie di dolore si trasformano in smorzati ammiccamenti ed invano ruotano attorno a chi li paga, cercando di ossequiare.

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I giornalisti mistificatori sono dei pezzenti uomini, ricercati da delinquenti incravattati e da turpi aggregatori di ricchezze sottratte alle masse di poveri coglioni, di zelanti servitori o, per rimanere in tema pasquale, di belanti agnellini.

Il Giornale, diretto dal più illustre mistificatore, nonché insigne condannato con pena sospesa Sallusti (temporaneo compagno di letto della decantata santa certo che no sennò di ché?), annovera, tra quelli che in altre sedi chiamano “giornalisti”, una serie di omuncoli, tutti rigorosamente riverenti col padrone berlusconi e servi dei suoi luridi soldi. Tra le pagine che il fetido direttore a volte riempie per dare sfoggio alla sua bramosia di servilismo, la mistificazione che si sparpaglia velocemente tra i discepoli rende ancora più snaturata l’ipotesi di trovare una corretta e sostanziale informazione.

Osserva bene la foto, tenendo ben a mente che questa da noi proposta è la foto dell’articolo precedente, rimossa dal primo e ripresentata con il secondo articolo
Abbiamo indicato con le frecce due spavalde menzogne che sono purissime falsità già contenute nel link dell’articolo precedente:
La prima è la categoria assegnata = POLITICA (quella delle pecorelle sarebbe politica?)
La seconda è il titolo onorifico attribuito : CAVALIERE (il porco è porco o cavaliere?)

Bene!
Quella specie di rivisitazione del personaggio berlusconi da orco puttaniere a salvatore di agnellini è talmente spettrale, da apparire quasi buffa e deleteria. L’ultima volta che berlusconi aveva “baciato” un agnellino con così tanto gusto, era stato il giorno prima, a pranzo. Solo che malauguratamente qualche pezzettino era finito dalle labbra al gargarozzo, senza che l’orco puttaniere neppure tossisse. “Uhhhhhhhhh … delizioso agnellino” disse.
L’assistente che stava sotto al tavolo per massaggiare le gambe del vecchio porco, appena lui si siede a tavola, all’udir quelle parole, essendo amica intima della Brambilla, alla quale lava le orecchie appena quella si sdraia nella cuccia con decine di cani, non perse occasione per informarla che al suo padrone piacevano gli agnellini. La brambilla, che agnella fessa non è, balzò subito sulla palla… No, cioè … Prese subito la palla al volo e, per ingraziarsi il suo amato traente assegni, ingaggiò immantinente due pastori sardi di sua conoscenza, affinché le procacciassero un gran numero di agnellini appena nati, lattanti. “Vogghiu purtarli a zu’ silvio” esclamò in perfetto ‘lumbard‘ la tutta festante e gongolante presentatrice de “L’isola dei Famosi, che famosi non sono … anzi che nessuno ha mai cagato”. Come? Non è lei a presentare? Marcuzzi? E chi minchia è sto Marcuzzi? E’ una femmina? Va bene, va’ … Ho capito … Una NON famosa per un programma di cacca!

Fu così che, il mattino successivo, a villa Pompino arrivarono i due pastori sardi, pigiarono sul pulsante per azionare la campanella interna (ti piace la descrizione, eh?) ed attesero che qualcuno venisse a vedere chi era davanti al portone. Udirono una voce, ma non videro anima viva. I due pastori si nascosero per la paura. La voce tuonò ancora: “Chi è là?“. I disgraziati pastori sardi, si fecero coraggio, ognuno spingendo avanti l’altro e, a testa al cielo risposero prontamente “Pastori“. “Pastori?”. ““, risposero più rincuorati i due. “Aspettate, devo informare il padrone“. Dopo un po’ il cancello si spalancò ed apparve “zu’ silvio”. “Che volete?” chiese garbatamente e con una certa diffidenza. “Siamo due pastori sardi al vostro servizio eminenza!“. “Al mio servizio?” brontolò il nano, che nano è, ma che non si chiama Brontolo. “A dire il vero, Marcello in questo momento è assente, per cui vi pregherei di ripassare fra un po’. Cercate di capirmi…  è lui che si occupa di mettere gli annunci sul giornale, quando cerchiamo personale e dopo la storia con quello stalliere siciliano …“.
La voce stridula di maga Merlina interruppe la discussione del gruppo. “Zu’ silvio caru“, ella esorcizzò, in perfetto stile gotico. “… Ma cosa succede? … Cosa è accaduto?“, questionò la strega di rosso tinta.

L’amletico bianco/nero divenne grigio fumè e poi grigio chiaro, fino a dissiparsi totalmente e la situazione divenne trasparente, come se un filtro alpha avesse evitato tutta l’opacità presente oltre quel cancello. Dentro e fuori villa Pompino.
Andate voi due, andate … andate a prendere ciò che avete portato” stridulò la rossa di strega tinta.
Il porco non capiva e, dall’alto del suo metro e 55 compreso le scarpe coi tacchi interni che lo innalzavano di 9 centimetri,  si sentiva aleggiato e sospeso come se fosse su un pascolo alpino. Lo disse chiaramente alla scosciata impoltronata con spazzola nera sotto mutande: “Sento odor di merda!”.
Ah, ah, ah, ah … Ma no, mio caro … Ma cosa dici?“.  Sopraggiunsero i due pastori sardi che portavano a spalla i cinque agnellini bianco/lattante incaprettati … O erano 5 caprette di bianco vestite? Màh!
Sono questi due maiali che fetono come galline” miagolò la gatta pelata con tanti nei sul viso. “Andate via subito … Sciò … Puzzolenti“.
Che balordi, questi umani … Volevano far ricadere su questi angioletti l’orrore del loro esalato lezzo“.

I due pastori sardi si allontanarono dalla scena, annusando l’aria nei pressi delle loro ascelle “Noi non puzziamo certo come le galline, come ha detto quell’oca giuliva … Altro che … Abbiamo addosso il profumo di cacio pecorino sardo stagionato … Aiiiòòòòòòòòòò“.
E fu così che la genialata della Brambilla portò ad Arcore 5 agnellini da palcoscenico.
Ciak si gira!
Ed il porco annusa e annusa … stringe ed allatta … accarezza, dondola e sospira alla visione di un piatto tipico che a lui tanto piace.

I mistificatori de il Giornale si avventano sulla scena e con loro tutta una miriade di falsità, ideate e scritte al solo scopo di far apparire benefattore dell’umanità (scusami, della pecorinità) un porco ed ex delinquente. Cambiano foto all’articolo precedente, apponendo la picture di un insignificante agnellino in primo piano e riproponendo quella foto con l’articolo odierno.

Quelle cinque pecorelle sanno meglio di qualche milionata di subdoli pecoroni e della stessa Aidaa, che da adulte (meglio se prima dei 18 anni, s’intende) dovranno mostrare a quell’orco la loro riconoscenza, proprio come ha già fatto la marocchina: mettendosi alla PECORINA!

Noemi è la pupilla … Io invece sono il CULO!“.
Vengo, vengo, ragionier Spinelli …. Ohhhhhhhhh … Mamma mia, ma quante sono?‘.


Questo articolo è Copyright © di IoNonMollo.it - Riproduzione vietata      - Pubblicato 4 anni fa -




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