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Diritti e rovesci.

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Diritti e rovesci.:
ha ricevuto 11 commenti. La partecipazione di 10 utenti suscita discreto interesse per l'argomento.

  • Salvatore   Salvatore
       Valori: 470 ....... Rango: User

    Buon giorno, sono Salvatore.
    Bella domanda Sergio.
    Chi ha istituito il Welfare, che dovrebbe servire ad eliminare le disuguaglianze sociali, non aveva tenuto conto che, innalzando il numero dei “benestanti”, creava ancor più grande il divario con quelli che quella istituzione non l’avrebbero goduta.
    D’accordo che a beneficiare delle sue norme saranno i cittadini appartenenti alla nazione che ha prodotto quella norma, ma, in tema di globalizzazione, qualcosa stà andando storto, come concetto d’origine.
    Welfare dovrebbe infatti essere l’entità che accomuna i diversi stati membri delle comunità riunite, che hanno aderito alla globalizzazione stessa. Gli stati che non ne hanno fatto parte, dovrebbero esser tenuti fuori dallo stesso commercio internazionale; ma la stessa premessa dovrebbe appartenere anche agli industriali, ai quali andrebbe vietato l’accesso a quei territori.
    Evidentemente globalizzazione non significa il rispetto globale delle norme e questo produrrà il confronto disuguale di capacità al ribasso.
    Welfare con beneficio negativo è anche l’accettazione di salari inadeguati, che costringe la classe operaia alla scelta di prodotti non di elevata genuinità.
    Largo dunque a chi produce a minor costo, seppur a discapito dei lavoratori stessi, che continuano ad essere il bacino che maggiormente spende. Per forza, dovremo pur mangiare!

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  • Corrado   Corrado
       Valori: 1920 ....... Rango: Frequent User

    Benvenuto Salvatore.
    Sono d’accordo sia con te che con Sergio.
    Il Welfare, applicato solo in alcuni paesi, è come far combattere due gladiatori, uno dei quali è sottoposto all’obbligo di regole che, di fatto, ne limitano l’irruenza.
    E’ ovvio che quello con obblighi se la vedrà brutta e solo se è oltremodo resistente e capace, ne uscirà vittorioso.
    Altro che crisi e ricerca di nuove zone franche, dalle quali gli industrialotti italiani saranno capaci di lanciare la nuova concorrenza. Io il dislocamento delle industrie lo annullerei, quanto meno entro i confini degli stati europei, oppure lo consentirei, vietando però l’importazione dei prodotti commercializzati da tali industrie, nazionalizzate solo per il nome che portano.

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  • Manuela   Manuela
       Valori: 1775 ....... Rango: Frequent User

    Buon giorno.
    Tra l’esamina della commissione europea e l’attuazione in Italia, passerà tanto di quel tempo, che forse i nascituri di oggi vedranno applicata questa norma del Welfare.
    Sono arcisicura che in Italia non verrà applicata come l’originale prescrive. Altri esempi europei, ben più importanti (stò parlando di retribuzioni e di prezzi al consumo), hanno trovato lo scoglio infrangibile qui da noi.
    Non ricordo nemmeno più quante volte la Commissione ha richiamato i governi italiani ad adeguarsi alle aspettative, ma c’è sempre stata una tacita risposta: la italica non risposta!
    Gli industriali italiani allontanano all’estero i loro stabilimenti, perché non vedono la stabilizzazione di governo e non vedono questo governo affrontare i vari patti con la dovuta serietà d’impegno. Pur di non continuare ad illudere i connazionali, i nostri imprenditori preferiscono affrontare altri bui sentieri, almeno lì, se accendono una luce, tutti saranno a loro grati, e nessuno mai sognerà di spegnerla!

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  • Umberto   Umberto
       Valori: 660 ....... Rango: User

    Buon pomeriggio.
    Quando si discute di Welfare, bisognerebbe non fare confusione. Questa istituzione è sorta per agevolare l’uniformità di condizione tra tutta la popolazione ed in particolare per la classe meno agiata.
    Non c’è distinzione fra i sessi e, anzi, il Welfare deve cercare in tutti i modi di annullare le differenze ove si presentino.
    Va bene che c’è una grande differenza fra il parto della neo mamma e la “semplice” assistenza del neo papà (è una risaputa questione fisiologica), ma con l’adozione della norma menzionata da Sergio, a me sembra che le differenze vengano accentuate, mica tanto allineate.
    Cosa significa quella enorme differenza di tempo che è stata ripartita tra i coniugi? 20 a 2 non mi sembra una soluzione equa.
    Allatta tu il bebè se ti riesce, diranno le signore. Ed io sono d’accordo con la loro opposizione di netta veduta, sempre che, il latte sgorghi copioso da “quelle sorgenti”, altrimenti se latte di farmacia dovrà essere, la differenza chi o cosa la farà?
    Con l’esempio volevo solo far notare come, anche tra chi è preposto a creare le condizioni di livellamento, sia difficile arrivare ad una conclusione che soddisfi tutte le parti in causa, specialmente dopo che le coppie gay stanno ottenendo l’adozione di un bambino.
    A chi dei due toccheranno le 20 settimane di “contatto ravvicinato”?
    Chi allatterà? Sarà probabile che uno dei due, quello nella veste di mamma, subirà una discriminazione?
    E quando si tratterà di coppie gay femminili, dove troveranno i seni rigonfi di latte per avere anche loro la pretesa dell’allattamento?
    Le gentili signore, che molto superbamente hanno risposto prima, sono pregate di rispondere anche ora!
    Ah, una cosetta ancora, roba da poco: Anche senza permessi particolari, io, appena avevo del tempo libero, correvo a casa e se non era ancora pronto, volevo essere io a dare la poppata a mio figlio. Con il latte artificiale, s’intende!

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    • Piero   Piero
         Valori: 690 ....... Rango: User

         In risposta a: Umberto

      Buona sera.
      Umberto ha fatto delle giuste osservazioni, assolutamente da non sottovalutare.
      A volte tutte le questioni sembrano abbiano lì la soluzione, ma quella è ben lungi dall’essere a portata di mano.
      Anche la deduzione di Manuela non lascia molti spazi a dubbi o altre ipotesi (a meno che uno non abbia voglia di cercare il classico pelo nell’uovo).
      Quindi caro Sergio, la guerra tra poveri dovrà necessariamente continuare (anche se sarebbe opportuno farla a chi i poveri li dimentica), sperando che si riesca infine ad ottenere il diritto ad una vita più serena, un pò tutti.

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  • Avatar   Osvaldo
       Rango: Ospite

    Il Welfare serve a mettere d’accordo solo chi ha già deciso che deve concedere uno stipendio più alto e chi, l’aumento lo deve ricevere.
    Se una delle due parti non è interessata al dialogo, il Welfare è meglio se non si intromette, arrecherebbe più danno che bene.
    Un’altra osservazione da fare è la situazione del bisogno di liquidità. Quando parliamo di finanziarizzazione, la figura del Welfare mal si addice alla conduzione di giuste trattative. Lì accade stranamente che siano i poveri, quelli che hanno bisogno di aiuto, ad arricchire i già ricchi. Ma allora la vera spartizione e l’equità dov’è? Che esiste a fare il Welfare, se gli interessi passivi bancari oscillano ancora tra il minimo 18% fino ad arrivare ad un 26%? A cosa serve quell’aumento di capitale così vertiginoso? E tenete a mente che più si fà credito, più le banche s’aricchiscono e con loro i soliti fortunati che mettono a disposizione delle banche i loro movimenti, giusto il tempo delle transazioni. E nient’altro!
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  • Giulia   Giulia
       Valori: 785 ....... Rango: User

    Buon giorno a tutti, mi chiamo Giulia, da Pordenone.
    Mi ha attratta la parola Welfare nel testo ed anche il titolo “Diritti e rovesci” che è da riferirsi alle facce di una medaglia, dunque ai due aspetti della stessa questione; ho cliccato sull’articolo ed ho visto anche l’avatar dell’autore (Sergio) in diretta sintonia col titolo. C’era tutto l’occorrente per continuare a leggere.
    Ovviamente l’ho fatto e ieri ho deciso anche di iscrivermi.
    Finalmente oggi la conferma della mia iscrizione e così eccomi quì. Ho voluto avere pieno titolo di partecipazione, questo per infondere da subito il mio rispetto verso tutti gli iscritti al Blog.
    Il Welfare è una sana disciplina che deve essere applicata giornalmente, se non ad ogni turnover, più per annullare effetti che per generarli; in altre e più dirette parole, vuol dire smussare, arrotondare, allineare, inquadrare e livellare. Sembrano termini da meccanici o da carpentieri, ma possono appartenere ad altro.
    In realtà, sono i termini con cui il Ministero deve confrontarsi, quando prende in esame la condizione/situazione sociale di ogni singolo settore lavorativo.
    Purtroppo però, il Ministro non può inserirsi in ambiti extra territoriali, nè può porre veti ad inserimenti nel nostro territorio di prodotti che provengano da mano d’opera non equiparata; quello è intervento di altro Ministero.
    Caro Sergio, concludi il tuo articolo con il timore di essere in molti a pretendere lo stesso benessere. Intuisco a cosa riferisci il tuo pensiero e da cosa esso trae spunto; ma vorrei ricondurti ai concetti di base del Welfare, che sono rappresentati dai cinque verbi trascritti prima, applicabili e singolarmente riferiti a ciascuna categoria di lavoratori. Faccio un esempio: Il Welfare non può prendere in esame le condizione dei meccanici (giusto perché l’ho già citati) e quella dei baristi e compararle, è impossibile e vani sarebbero i risultati; dunque bisogna concludere che tutti dovrebbero voler vivere bene (o al meglio), ognuno però nella condizione in cui il proprio trascorso lavorativo lo ha collocato.
    Credo ci sia stata qualche piccola confusione di equiparazione ruoli.
    Ciao!

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    • Rita   Rita
         Valori: 2035 ....... Rango: Veterano

         In risposta a: Giulia

      Buona domenica a tutti.
      Benvenuta Giulia, il tuo intervento ha chiarito del tutto le funzioni del Welfare.
      Devo ammettere, di essere stata anch’io tra coloro che non simpatizzavano per i No-Global. Temevo fossero i soliti “guastafeste” che con le loro strane idee volevano fermare l’avanzare del progresso, l’apertura dei confini e delle nuove mentalità trainate ed introdotte dal commercio estero.
      Mi sbagliavo!
      Ed a maggior ragione per il motivo sacrosanto evidenziato in ultimo da Sergio: Non equità di scambi e diverse metriche per la determinazione del costo dei prodotti. Troppe disparità a svantaggio dei nostri produttori.
      Già mal sopportavamo la presenza sul nostro territorio di cinesi e serbi, immaginarsi ora che dobbiamo accettare anche i prodotti cinesi e serbi.

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  • Antonio   Antonio
       Valori: 2485 ....... Rango: Veterano

    Buon pomeriggio.
    La commissione europa ha ampie e più democratiche vedute, essendo molto in diretto contatto con la corte europea.
    Purtroppo però, quello che sancisce la commissione europea, non sempre viene immediatamente recepito dagli Stati dell’Unione, ma in particolare l’Italia risulterebbe essere la Nazione che “ha sempre qualcosa da dire” e che mal si allinea.
    Ho troppo buon senso per essere immediatamente felice per le giovani coppie, ma auspicano possano crearsi, anche qui da noi, le condizioni di applicabilità.

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  • 10°
    Sergio   Sergio
       Radiato dal Blog

    Buona sera.
    Cara Giulia, nel porgerti il mio saluto ed il mio augurio per una partecipazione soddisfacente e fruttuosa nel nostro blog (perdonami il ritardo ma ero fuori città), vorrei chiarire con un esempio il mio esatto pensiero in proposito alle problematiche accennate nell’articolo.
    Dipendesse da me, il Sig.-OMSA, che vuole portare la sua azienda in Serbia perché gli operai gli costano 400 Euro invece dei 1200 che gli costano a Faenza, dovrebbe vendere i suoi prodotti nella stessa Serbia senza pretendere di venderli nel paese da lui abbandonato al precariato ed alla povertà (come può pretendere di vendere qualcosa alle persone che ha lasciato senza lavoro e quindi senza reddito ?) Secondo me questo non è protezionismo ma equiparazione commerciale per il benessere di tutti (i serbi che producono calze dovrebbero avere potere d’acquisto per comprare es. una FIAT) ed affinché nessuno sia sfruttato e pagato solo per la propria sopravvivenza; troppo facile costringere alla competizione al ribasso gli operai ed i lavoratori meno protetti.
    Il problema è molto complesso e le soluzioni difficili, estremamente impegnative ed impossibili per un solo paese ma se non affrontate porteranno ad una terribile guerra fra poveri.
    Questo è solo il mio umile ma onesto pensiero Sergio

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    • 11°
      Giulia   Giulia
         Valori: 785 ....... Rango: User

         In risposta a: Sergio

      Buon giorno a tutti.
      Gentile Sergio il tuo pensiero mi era stato chiaro sin dalla prima lettura. L’ho apprezzato e condiviso.
      Ho cercato, forse senza ben riuscirci, di continuare a stare in tema, finanche quando ho riferito “Purtroppo però, il Ministro non può inserirsi in ambiti extra territoriali, nè può porre veti ad inserimenti nel nostro territorio di prodotti che provengano da mano d’opera non equiparata; quello è intervento di altro Ministero”.
      Mi riferivo proprio al caso da te lamentato.
      Comunque, per il momento, accontentiamoci; bisogna pur avere una base di partenza prima di cominciare una corsa, no?
      Saluti.
      Giulia

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