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Zaia, veneto ‘doc’

E' Zaia l'uomo da imitare, ma chi tenta appare goffo.
In verità trovare una esauriente risposta alla condizione veneta non è semplice; per farlo è indubbiamente necessario che la storia conceda accesso ai suoi fatti, anzi, ai sui fattacci. E se nel frattempo non fosse bastato il chiaro, sudato e tormentato impegno profuso di tutti i veneti, nel "gettarsi a capofitto" là dove i mercati ...
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Non ci vuole tanto a capire che l'Italia non ha bisogno di potenti della politica o di politici forti della zona; l'Italia, così come qualsiasi altra Nazione che voglia sentirsi pienamente in sintonia con la Democrazia, dovrebbe anzitutto auspicarsi di non avere divisioni interne e, innanzitutto, mirare ad una larga apertura verso gli altri Paesi.
Le regioni autonome, i bilinguismi, le regionalità sono tutte condizioni che inducono agli egoismi territoriali, alle diversità, alle separazioni. L'Italia civica e politica deve invece sentirsi Unita ed UNA. Ne consegue che l'attuale situazione di alcune regioni mina le basi della stabilità nazionale. Peraltro, la storia recente ci indica che solo agendo uniti si completano positivamente le importanti innovazioni civili.

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Zaia, veneto doc

Non ci vuole tanto a capire che l'Italia non ha bisogno di potenti della politica o di politici forti della zona; l'Italia, così come qualsiasi altra Nazione che voglia sentirsi pienamente in sintonia con la Democrazia, dovrebbe anzitutto auspicarsi di non avere divisioni interne e, innanzitutto, mirare ad una larga apertura verso gli altri Paesi.
Le regioni autonome, i bilinguismi, le regionalità sono tutte condizioni che inducono agli egoismi territoriali, alle diversità, alle separazioni. L'Italia civica e politica deve invece sentirsi Unita ed UNA. Ne consegue che l'attuale situazione di alcune regioni mina le basi della stabilità nazionale. Peraltro, la storia recente ci indica che solo agendo uniti si completano positivamente le importanti innovazioni civili.

Sbaglia chi asserisce che la mafia siciliana non sia, anche e soprattutto, un problema per la Lombardia; sbaglia chi pensa che la ndrangheta non sia un problema per il Veneto; sbaglia anche chi suppone che la concentrazione della produzione industriale al Nord Italia non sia un problema per il Sud Italia.
Ciò che sta accadendo oggi con la Lega di Salvini è qualcosa che va oltre il semplice piacere del segretario verde di amalgamare l'Italia, perché Salvini sta solo cercando di "spalmare la sua nutella" sull'intero territorio, predisponendo, di conseguenza, il suo dominio sull'Italia intera.
Le quattro regioni italiane più importanti del Nord Italia hanno dei leghisti come Presidente di Regione; ognuna di esse con una risposta di adesione alle iniziative dei verdi nazionali proporzionata alla sensibilità o alla intolleranza dei rispettivi cittadini. Il Veneto, pur tenendosi stretto il proprio Presidente leghista, sta dimostrando di essere il territorio ove la Lega di Salvini poco attinge, ciò in virtù di una propensione degli abitanti a sentirsi davvero civicamente uniti tra loro e politicamente scostanti con il resto d'Italia. Tutto merito del presidente Zaia? Perché no?! Forse!
In verità trovare una esauriente risposta alla condizione veneta non è semplice; per farlo è indubbiamente necessario che la storia conceda accesso ai suoi fatti, anzi, ai sui fattacci. E se nel frattempo non fosse bastato il chiaro, sudato e tormentato impegno profuso di tutti i veneti, nel "gettarsi a capofitto" là dove i mercati internazionali più li orientavano, ora che loro possono, i veneti "doc", lo chiedono apertamente e con insistenza: Indipendenza!
Se però li ascoltiamo seriamente, seriamente dobbiamo prendere i loro desiderati voleri come una minaccia, poiché essi pretendono l'assoluta indipendenza, che tradotto significa "Noi siamo stufi di partecipare alla spartizione di ciò che è solo il nostro sudato lavoro". Nemmeno tanto inopportuno è il loro desiderio. Ma l'errore più evidente è che i veneti non gradiscono tenere a mente che, se a loro è stato concesso di arricchirsi più degli altri in altre regioni, convertendo qualsiasi fabbrica e mano d'opera per finalizzarle alla richiesta sempre più crescente, ciò era derivante dal fatto che c'era un marchio principale che attirava sull'Italia tantissime commesse e quello era il Marchio Italiano, non quello Veneto. Era il marchio di una Nazione che garantiva serietà e qualità, nel quale marchio ogni azienda italiana veniva riconosciuta ed apprezzata.
Ancora una volta, dunque, era il buon nome di un Paese che rendeva importante ogni singolo. Gli italiani, all'epoca, venivano considerati tra i più audaci e genuini lavoratori ed imprenditori, qualsiasi marchio, purché italiano, prendeva subito il largo e si affermava nel mondo. E non mi dilungo ulteriormente, tanto quei risultati sono sempre stati visibili a tutti.
Unità quindi, non divisione, non allontanamento. I veneti sbagliano a non accostarsi ad altre regioni e pretendere che anche nel resto d'Italia ci sia la loro stessa buona qualità di Sanità e Governance, perché quella qualità non è dovuta alla politica che predomina in Veneto, ma agli uomini che determinano liberamente da chi devono essere governati. In Veneto, se lo stesso amatissimo Zaia dovesse tradire le aspettative popolari, c'è da starne certi, Zaia non vivrebbe a lungo politicamente. Se ne deduce quindi che è l'uomo Zaia che fa bene per i veneti, indipendentemente dalla parte politica di Zaia.
Al comando ci vuole un Uomo Valido, un uomo capace di recepire la volontà popolare, senza cadere vittima della presuntuosa ideologia del populismo.
Ecco chi dovrebbe essere il Presidente di ciascuna regione italiana e, certamente, non qualche spudorato fan del federalista e divisionista Salvini.


Questo articolo è Copyright © di IoNonMollo.it - Riproduzione vietata      - Pubblicato 6 mesi fa -




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